LUTTO, PERDITA, MANCANZA E SOLITUDINE Quattro concetti che ci aiutano a capire la condizione umana dell’assenza.

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Articolo scritto in collaborazione con la Dott.ssa Rota

Affrontare temi come la solitudine, il lutto, la perdita e la mancanza significa entrare in un’area emotiva complessa per le persone ed estremamente rilevante per la vita umana. 

Lutto, perdita, mancanza e solitudine sono quattro termini che, pur condividendo un nucleo comune legato alla “assenza”, descrivono fenomeni distinti, ciascuno con caratteristiche proprie.

Per poter comprendere bene a cosa questi termini rimandano e quali esperienze emotive li caratterizzano è necessario partire da una loro definizione, per poi trovare somiglianze e differenze.

In questo articolo vedremo bene questi termini e capiremo anche quali sono le strategie che la psicologia suggerisce per affrontare queste esperienze.  

LE DEFINIZIONI

La solitudine non coincide “semplicemente” con il fatto di essere fisicamente soli. Essa riguarda soprattutto una dimensione soggettiva: quella di “sentirsi soli”. 

Ciò riguarda la percezione di essere isolati, non compresi o non realmente connessi con gli altri. In questo senso è possibile “essere soli” senza soffrirne (quando la solitudine è scelta e vissuta come spazio personale) ma si sperimenta una profonda solitudine quando, in presenza di altre persone, manca una connessione emotiva autentica. 

La ricerca psicologica è molto chiara: l’assenza di legami significativi incide negativamente sul benessere: nella solitudine si avverte la mancanza di un “altro da sé” che confermi la nostra esistenza attraverso lo sguardo, l’ascolto e il riconoscimento. 

Sentirsi soli non significa “essere soli”, ma sentirsi incompresi e disconnessi, come se non esistesse uno spazio relazionale in cui poter essere autenticamente in connessione con gli altri. Un esempio può essere quello di una persona che si è trasferita, ha contatti sociali ma non ha ancora legami profondi; oppure può essere il caso di un anziano con poche occasioni sociali; oppure ancora può esservi solitudine quando qualcuno che ha molti conoscenti ma non si sente compreso (Weiss, 1975; Hawkley & Cacioppo, 2010).

Il lutto è un “processo psicologico” che riguarda la risposta emotiva ad una perdita significativa. Può essere definito come uno stato psicologico conseguente alla perdita di un “oggetto psicologico” significativo (come una persona, una relazione ma anche un animale, un sogno ecc..) che ha fatto parte dell’esistenza dell’individuo. Il lutto dunque non è un momento singolo, ma un processo attraverso cui la mente e il corpo si adattano a una nuova realtà. Quando si sperimenta un lutto il soggetto prova un importante senso di vuoto e disorientamento. Quando una persona sperimenta la morte di una persona, il lutto viene frequentemente descritto come un trauma emotivo: inizialmente si può sperimentare shock e incredulità, seguiti dal tentativo di negare l’accaduto. Successivamente si manifestano tristezza profonda e rabbia, insieme ad ansia e paura, ad esempio rispetto al futuro senza quella persona. Molte persone che sperimentano un lutto (di qualsiasi tipo) riferiscono un senso di grande vuoto e apatia, per cui nulla sembra avere più significato. È importante sottolineare che il lutto ha sempre un andamento non lineare: si alternano giorni in cui ci si sente relativamente meglio rispetto ad altri in cui il dolore, la tristezza, l’apatia sono più intensi. Soprattutto quando si perde una persona cara, possono verificarsi sbalzi d’umore, pianto oppure una sensazione di insensibilità, come se si fosse “anestetizzati”: questo torpore emotivo rappresenta un meccanismo di difesa naturale e temporaneo. Nel lutto le persone possono mostrare sintomi fisici e comportamentali come stanchezza cronica, disturbi del sonno, calo dell’appetito, difficoltà di concentrazione oppure all’opposto agitazione e bisogno continuo di fare qualcosa, con l’obiettivo profondo  di evitare il contatto con il dolore (Worden, 2018; Stroebe & Schut, 1999).

Quando parliamo di perdita facciamo riferimento “all’evento”, alla condizione in cui qualcosa di importante viene meno. La perdita può riguardare qualcosa di concreto, come nel caso della morte di qualcuno, di una separazione, della perdita del lavoro o della salute, ma anche una perdita psicologica o simbolica, come la perdita di un progetto personale, di un’immagine di futuro o di un’idea di sé. E’ proprio l’evento di una perdita significativa che da avvio al processo di lutto. Vivere una perdita non riguarda dunque solo la morte: può includere, ad esempio e come abbiamo visto, la perdita del lavoro, che può essere accompagnata da vergogna, senso di fallimento, rabbia e ansia per il futuro. In questo caso si perde non solo la stabilità economica, ma anche una parte dell’identità personale (e professionale), con conseguente insicurezza. Un altro esempio è la fine di una relazione amorosa: in questi casi si perde non solo il partner, ma anche un progetto di vita condiviso. Anche in questi casi si attiva il processo del lutto, spesso con rifiuto iniziale, rabbia, momenti di disperazione e, successivamente, una graduale accettazione dell’accaduto e apertura a nuove possibilità. È del tutto normale, in queste fasi, sentire intensamente la mancanza della persona. (Neimeyer, 2011; 2019).

Un caso particolarmente significativo è quello di una coppia che aspetta un figlio e scopre che nascerà con una condizione genetica sfavorevole o una disabilità. In questo caso il bambino è presente, quindi non vi è una perdita concreta, ma può verificarsi la perdita del “figlio immaginato”, ovvero delle aspettative e del progetto di genitorialità che si era pensato. Anche questa situazione richiede un lavoro di elaborazione simile al lutto. 

Rispetto alla perdita, va detto che vi è una parte concreta, ma anche sempre una parte psicologica, altrettanto profonda: ad esempio una persona che, a seguito di un incidente o di una malattia, perde la capacità di camminare, affronta non solo una perdita concreta, ma anche identitaria. In questi casi emerge frequentemente un particolare vissuto: “non sono più la persona di prima”. Il compito evolutivo diventa allora quello di ricostruire routine, ruoli e senso di sé.

La mancanza, infine, rappresenta il vissuto interno dell’assenza. È il senso di vuoto che si percepisce dentro di sé: “mi manca qualcosa” oppure “mi manca qualcuno”. Può derivare da una perdita, ma può anche avere una natura più esistenziale, come nel caso della mancanza di senso, stabilità o pienezza. Si può quindi considerare la mancanza come la “ferita” lasciata dalla perdita, oppure come l’assenza di qualcosa che non si è mai avuto ma di cui si avverte il bisogno. Essa si manifesta spesso sotto forma di nostalgia o di bisogno non soddisfatto. Vivere una mancanza significa confrontarsi con questo vuoto interiore. Può trattarsi di una mancanza affettiva, come nel caso di un bambino trascurato dai genitori o di una persona che ha subito un lutto, oppure di una mancanza esistenziale, come nelle crisi di mezza età, in cui si prende coscienza del fatto che alcune aspettative sulla propria vita non si sono realizzate. In molti casi, si tende a cercare di colmare questo vuoto con soluzioni rapide (cibo, lo shopping o un eccesso di lavoro) che però non risultano risolutive (Frankl, 1988; 2006)

DIFFERENZE E SOMIGLIANZE.

Provando a confrontare questi concetti, notiamo come solitudine e lutto presentano alcune somiglianze: entrambi possono generare sofferenza, tristezza, disorientamento e ansia, e spesso si intrecciano. Tuttavia, si distinguono per il fatto che la solitudine riguarda la qualità delle relazioni nel presente ed è un’esperienza prevalentemente soggettiva, mentre il lutto riguarda l’elaborazione di una perdita e include anche una dimensione sociale e culturale, come i rituali e il supporto della comunità. In sintesi, la solitudine può essere definita come una condizione relazionale percepita, mentre il lutto è un processo psicologico di adattamento.

Anche perdita e mancanza sono strettamente collegate: entrambe rimandano a un’assenza, e spesso la perdita genera mancanza. Tuttavia, la perdita riguarda ciò che cambia nella realtà esterna, mentre la mancanza riguarda ciò che si sente internamente. La mancanza rappresenta quindi la dimensione più soggettiva della perdita.

Infine, solitudine e mancanza sono concetti vicini ma non coincidenti. Entrambe implicano un vuoto, ma la solitudine è legata principalmente alla dimensione relazionale, mentre la mancanza può riguardare aspetti più ampi, come il significato della vita o l’identità. È possibile che si sovrappongano, ma anche che si presentino separatamente: si può avere una vita sociale attiva e comunque avvertire una mancanza di senso, oppure essere soli fisicamente senza sentirsi soli interiormente.

COSA CI DICE LA PSICOLOGIA.

Per quanto riguarda le indicazioni che la psicologia può dare per tentare di affrontare queste condizioni, nel caso del lutto e della perdita l’obiettivo non è eliminare il dolore, ma attraversarlo e trasformarlo. 

Un modello molto conosciuto ed utile per comprendere cosa succede è quello delle fasi del lutto, che include negazione, rabbia, contrattazione, tristezza e accettazione (Kübler-Ross, 1969): quando si subisce un lutto la prima reazione è di negarlo, poi si sperimenta rabbia, seguita dalla contrattazione (scendere “a patti con la realtà”) e dalla tristezza, per poi tentare una accettazione del fatto. E’ importante ricordare che queste fasi non sono rigide, universali e lineari, ma possono variare un pò a seconda delle persone, del contesto nel quale le persone vivono e della rete sociale che si ha.

Possiamo citare alcune strategie, che sono ritenute le più utili, per affrontare questi momenti. La psicologia ci dice che è utile dare spazio alle emozioni, senza provare vergogna, ma è importante anche non isolarsi, cercare supporto, prendersi cura del proprio corpo e utilizzare dei rituali e tentare di trovare dei significati simbolici. Momenti nei quali ricordare una persona scomparsa (ad esempio le “fiaccolate”, organizzare eventi o costruire associazioni), può essere un punto importante, così come farsi aiutare per trovare un senso simbolico a quanto accaduto. 

E’ fondamentale trovare la capacità di riorganizzare la propria vita e sviluppare resilienza, ovvero la capacità di adattarsi e trovare nuovi equilibri. In tanti casi può essere di aiuto un supporto professionale che aiuti la persona a fare queste importanti cose.

Rispetto in particolare alla solitudine, è utile intervenire sia sul piano concreto, creando ad esempio occasioni di relazione attraverso attività, gruppi o interessi condivisi, sia sul piano interno e psicologico, lavorando sui pensieri che ostacolano il contatto con gli altri e sviluppando maggiore fiducia nelle proprie capacità relazionali.

Per la mancanza è centrale un lavoro di introspezione e di costruzione di significato. Comprendere “cosa manca realmente” è il primo passo. La psicologia esistenziale suggerisce di impegnarsi in attività coerenti con i propri valori, capaci di generare senso. È importante costruire gradualmente relazioni e obiettivi significativi, evitando soluzioni compensatorie immediate, come fare mille attività “per distrarsi e non pensare”. Accettare la mancanza come parte dell’esperienza umana può permettere di trasformarla: essa può diventare fonte di creatività, di nuove relazioni o di crescita personale. Anche in questo caso sarebbe importante pensare ad un percorso terapeutico, che può essere di grande aiuto.

CONCLUSIONI.

Solitudine, lutto, perdita e mancanza rappresentano diverse modalità attraverso cui l’essere umano entra in contatto con l’assenza, che spesso caratterizza la vita. Comprenderne le differenze e capire le connessioni tra questi concetti consente di affrontare queste esperienze, comunque sempre dolorose, in modo più consapevole e costruttivo, cosa che alla fine ci porta sempre a crescere e a diventare più connessi con la nostra emotività.

BIBILIOGRAFIA.

Frankl, V. E. (1988). The will to meaning: Foundations and applications of logotherapy. Meridian

Frankl, V. E. (2006). Man’s search for meaning. Beacon Press.

Hawkley, L. C., & Cacioppo, J. T. (2010). Loneliness matters: A theoretical and empirical review of consequences and mechanisms. Annals of Behavioral Medicine, 40(2), 218–227

Kübler-Ross, E. (1969). On death and dying. Macmillan.

Neimeyer, R. A. (2011). Reconstructing meaning in bereavement. Omega: Journal of Death and Dying, 61(4), 273–290.

Neimeyer, R. A. (2019). Meaning reconstruction in bereavement: Development of a research program. Death Studies, 43(2), 79–91. 

Stroebe, M., & Schut, H. (1999). The dual process model of coping with bereavement: Rationale and description. Death Studies, 23(3), 197–224.

Weiss, R. S. (1975). Loneliness: The experience of emotional and social isolation. MIT Press.

Worden, J. W. (2018). Grief counseling and grief therapy: A handbook for the mental health practitioner (5th ed.). Springer Publishing Company

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