Dott. Marco Schneider
Psicologo e Psicoterapeuta

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Essere una famiglia oggi. Particolarità e risorse delle famiglie moderne.

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Pensare alla famiglia di oggi significa riferirsi ad un “qualcosa” di profondamente diverso rispetto al passato. Negli ultimi decenni le famiglie sono molto cambiate, sia nella loro struttura che nelle loro caratteristiche relazionali. Rispetto alla struttura, la configurazione classica, detta "nucleare normocostituita" (con un padre ed una madre sposati, conviventi e con dei figli) non rappresenta più la maggioranza numerica: oggi si crea una famiglia non solo e non per forza all’interno di un progetto di coppia eterosessuale e molte sono le possibili alternative, sempre più accettate socialmente. Oggi è possibile diventare genitori anche per coppie omosessuali o soggetti singoli e quando i genitori si separano e formano nuove coppie si costruiscono famiglie “allargate”, arricchite da figli provenienti da precedenti relazioni dei partner. Questa aumentata complessità familiare altro non è che lo specchio dell'aumentata complessità e tolleranza della nostra società attuale, e ciò è una buona cosa.  

Anche sul piano delle dinamiche relazionali molti sono i cambiamenti avvenuti nelle famiglie: negli ultimi 4 decenni sono cambiate infatti alcune dimensioni fondamentali quali il controllo sui figli, l’intimità familiare, l’ideale di genitore, il potere e l’idea di realizzazione personale

Rispetto al controllo, esso fino agli anni ‘80 era principalmente di tipo normativo e formale. I genitori erano in media più esigenti di oggi, pretendevano di più dai figli e a loro erano concessi orari e attività ben determinate. Con i figli non si entrava tanto nel merito delle questioni, vi era minore condivisione di vissuti emotivi mentre maggiore attenzione era riservata al rispetto dell'autorità genitoriale e delle regole. I genitori tendevano a chiedere meno l’opinione dei figli nelle decisioni importanti da prendere. Nella famiglia di oggi il controllo riguarda invece soprattutto la vita emotiva dei figli, le norme vengono negoziate molto di più tra genitori e figli e si basano per lo più su riflessioni e convinzioni personali. Oggi si condividono con i figli più informazioni sulle attività quotidiane e sui vissuti circa le esperienze, creando così una maggiore intimità tra i membri della famiglia. 

L’intimità è considerata un valore positivo, indispensabile per avere una buona relazione genitori-figli. Oggi si pensa che sia giusto avere rapporti affettuosi con i figli, avere maggiore comprensione reciproca ed armonia. In famiglia vengono ricercati il senso di appartenenza e di cura reciproca. Questo aumento di intimità, certamente importante, ha trasformato però l’architettura delle relazioni familiari passando da un assetto “verticale” e normativo (i genitori comandano, i figli obbediscono), ad uno “orizzontale” e paritario. 

Questo ha modificato i rapporti di potere in famiglia, che erano sempre stati a favore dei genitori. Tutti oggi in famiglia sono “più uguali” e tutti hanno diritto di parola, anche nell’esprimere delle contrarietà. A questo riguardo dobbiamo considerare che la nostra cultura oggi autorizza e stimola tutti (figli inclusi) a “valutare” qualsiasi cosa (ad esempio con un “like”, sul modello dei social). L’operato dei genitori non è immune da questa tendenza alla valutazione. Sia i figli che soggetti esterni alla famiglia valutano oggi, spesso in modo severo, l’operato dei genitori rispetto a questioni concrete (la capacità di dare sostentamento ai figli, sicurezza, presenza ecc.) ma anche “astratte” (come l’autocontrollo, l’empatia ecc.). I genitori si sentono così criticati e possono reagire con due modalità prevalenti: possono mettersi in discussione cercando di migliorare (perdendo però fiducia in loro stessi) o possono “proiettare” all’esterno le responsabilità che vengono attribuite loro, ad esempio colpevolizzando la scuola quando il figlio non “performa” sufficientemente.

Rispetto all'ideale di genitore (cioè cosa ci si aspetta che un genitore faccia e sappia fare), esso oggi è molto alto. Oggi ci si aspetta che i genitori siano molto competenti nel preparare i figli ad affrontare le sfide della vita mentre una volta la gestione delle problematiche della crescita era, nella maggior parte dei casi, lasciata all’esperienza individuale del ragazzo. Il presupposto oggi è che un genitore è adeguato se ha risolto in modo efficace i passaggi evolutivi fondamentali della propria vita e se è in grado di dare ai propri figli quegli strumenti (emotivi, psicologici, morali ecc.) che permettono loro di affrontare al meglio le esperienze del presente e del futuro. Queste aspettative pongono molto “peso” sulle spalle dei genitori di oggi tanto che essi si trovano spesso in difficoltà nel rispondere alle aspettative. Ciò avviene anche perché oggi più che mai vi è una scarsa definizione delle cose “giuste” da fare e da non fare. E’ dunque difficile per i genitori identificare non solo le risposte adeguate da dare ai figli ma anche i principi guida da cui poter derivare tali risposte.

Come se non bastasse, anche il concetto di realizzazione personale è molto cambiato negli ultimi decenni. Oggi essere “realizzati”, ovvero esprimere al massimo le proprie potenzialità trovando la migliore armonia con i vincoli dell’esistenza, è un vero e proprio imperativo per gli occidentali. Essere “realizzati” significa oggi svolgere le proprie attività in modo eccellente ma anche con poco sforzo, pena il sentirsi in difetto rispetto ad un diffuso ideale di performance. Se consideriamo poi che la tendenza moderna è quella di far rientrare le attività di tutti i giorni nella sfera della realizzazione personale, tra cui la cura dei figli, si comprende come la spinta sia a fare tutto in modo impeccabile e senza particolari difficoltà.

 

Ma non tutto, pensando alla famiglia, è cambiato nel corso del tempo: ciò che è rimasto stabile è il fatto che la famiglia, indipendentemente dalla sua struttura e dalle sue dinamiche, è un “sistema” di individui interconnessi tra loro, legati da un vincolo affettivo di appartenenza. 

Per capire bene le famiglie di oggi l’approccio psicologico “sistemico relazionale” è di grandissimo aiuto: questa branca della psicologia, nata negli USA negli anni ‘50 e seguita dal Dott. Schneider, considera la famiglia come un “organismo” complesso, composto da tanti elementi quanti sono i suoi componenti e caratterizzato da dinamiche relazionali che influenzano reciprocamente pensieri, emozioni e comportamenti di tutti i membri. 

Sul piano psicologico una famiglia è tale quando vi è un legame affettivo tra i suoi membri ed essi vivono una condizione di interdipendenza e di mutua influenzabilità. Psicologicamente si è parte di una famiglia quando ci si “sente” parte di essa e quando le azioni, i pensieri e le emozioni del singolo sono connesse (direttamente o indirettamente) a quelle degli altri. 

E se uno o più membri di una famiglia presentano delle problematiche, quale impatto hanno i legami familiari?

Andiamo con ordine. Per la psicologia sistemica ogni individuo è parte integrante di una rete relazionale dinamica e in continua evoluzione (chiamata “sistema”), in cui le connessioni emotive e comportamentali tra i membri giocano un ruolo determinante nel definire chi si è, cosa si pensa e come si agisce. Conoscere ed essere consapevoli di tali dinamiche si rivela cruciale per comprendere i comportamenti degli esseri umani. L’approccio sistemico, pur considerando il mondo psicologico interno di ciascuno, pone l'attenzione soprattutto sulle relazioni reali della persona, considerandole come una variabile fondamentale in grado di influenzare il benessere (o il malessere) dei singoli, le scelte e i rapporti familiari. 

Ciò significa che anche le azioni più “incomprensibili” di un soggetto, ad esempio difficoltà comportamentali o un carattere difficile, sono fortemente connesse con le relazioni che questo soggetto ha con il suo “sistema di appartenenza", che poi altro non è che la famiglia. Dunque secondo questa prospettiva psicologica ogni comportamento, compresi quelli più strani o disfunzionali, “ha sempre a che fare” con le dinamiche familiari. 

Dicendo questo la psicologia sistemica non intende dire che il comportamento problematico di un soggetto sia “responsabilità” dei membri della sua famiglia, quanto piuttosto che vista l’interconnessione che esiste tra i vari membri di una famiglia, quando un soggetto esprime delle problematiche la possibilità di lavorare con la sua famiglia crea importanti possibilità di migliorare le cose: ciò avviene perché modificando il comportamento e il “posizionamento” dei familiari (ovvero cosa essi dicono o fanno, come trattano la persona, cosa pensano di lui/lei ecc..) si potranno ottenere degli influenzamenti positivi su chi sta male. La famiglia è dunque una grande risorsa per aiutare chi soffre e chi magari non vuole (o non può) accettare in prima persona di farsi aiutare. 

Articolo scritto dal Dott. Schneider in collaborazione con la dott.ssa Valentina Crestini, trainee dello studio del Dott. Schneider. 


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