Dott. Marco Schneider
Psicologo e Psicoterapeuta

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Stili genitoriali: conoscere come ci relazioniamo con i nostri figli per essere genitori più consapevoli.

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Costruire delle adeguate relazioni familiari è un compito fondamentale per la famiglia e nello specifico, almeno per una prima fase, dei genitori. Delle relazioni familiari positive sono infatti indispensabili per aiutare i figli a realizzare un sano sviluppo psicologico e l’atteggiamento dei genitori verso i figli è una variabile cruciale in questo senso, la quale ha ripercussioni dirette anche nel processo educativo della prole.

I genitori possono svolgere il loro compito educativo e di accompagnamento alla crescita dei figli in modi differenti, alcuni di essi positivi mentre altri meno. Quando si parla di stili genitoriali ....

.... si intende proprio il modo con il quale “siamo” genitori, ovvero che tipo di pensieri, atteggiamenti e comportamenti adottiamo con i figli, soprattutto al fine di ottenere con loro dei risultati educativi.

Gli stili genitoriali sono composti non solo dall’atteggiamento che i genitori hanno con i figli ma anche da specifici comportamenti attuati con lo scopo di crescerli ed educarli, trasmettendo loro valori etici, morali e di comportamento. 

 

 

In ogni famiglia è presente uno stile genitoriale prevalente. Esso crea la cornice relazionale entro cui si sviluppano i rapporti educativi ma più in generale familiari, dove viene definito cosa è permesso fare, pensare e sentire, e cosa no. Lo stile genitoriale contribuisce a definire le modalità con le quali i membri della famiglia reagiscono agli eventi della vita e le scale di priorità rispetto ai valori ritenuti fondamentali per il vivere civile. 

Per gli studiosi lo stile genitoriale più adeguato è quello detto “Autorevole. Il genitore con questo stile valorizza l’indipendenza e l’autonomia dei figli pur non rinunciando al proprio ruolo di guida e controllo. I figli vengono supportati nel loro sviluppo e vengono garantiti loro non solo calore e vicinanza emotiva, ma anche regole chiare e coerenti. Dunque non solo empatia e sostegno ma anche regole, che devono essere adeguate al livello di sviluppo del figlio. La propensione al dialogo è centrale in questo stile e ai figli vengono fornite spiegazioni circa il perché di eventuali proibizioni o sanzioni. Anche nelle famiglie con uno stile genitoriale autorevole vi sono conflitti ed incomprensioni (nessuno ne è immune!) ma il modo con il quale essi vengono gestiti fa la differenza: non si ricorre mai alle punizioni corporali né tanto meno ad offese o insulti, e sono banditi manipolazioni o trascuratezze derivanti da risentimento o delusione. I conflitti e le incomprensioni vengono invece gestiti con equilibrio, permettendo a tutti di esprimere il proprio punto di vista nel rispetto non solo delle differenze individuali ma anche delle gerarchie familiari e dei valori fondamentali della famiglia. Nello stile autorevole vi è sempre equilibrio tra sostegno e controllo dei figli. 

Alcuni genitori possono però mostrare stili disfunzionali, sebbene a gradi diversi. 

Il Dott. Schneider ha elaborato insieme al suo staff una classificazione degli stili genitoriali disfunzionali che, partendo dalla letteratura scientifica esistente, individua quattro grandi gruppi (chiamati “Cluster”), ognuno dei quali è caratterizzato dalla presenza di uno o più elementi specifici. Tali elementi definiscono il modo prevalente con il quale i genitori si relazionano ai figli. I Cluster individuati dal Dott. Schneider sono: quello “Impositivo”, quello “Autonomizzante”, quello “Collusivo-Manipolatorio” e quello “Ipercoinvolto”. 

Vediamoli nel dettaglio.

 

Il Cluster 1, “Impositivo

 

Questo Cluster ha come elementi caratterizzanti il fatto che i genitori risultano intrusivi nella vita del figlio, nelle sue scelte ed inclinazioni, risultano impositivi (ovvero impongono più che discuterle regole e punti di vista) ed ansiosi rispetto a come il figlio si comporta, a come si relaziona con i compiti evolutivi e i contesti di interazione (scuola, lavoro, amicizie, sport ecc..). Il Cluster Impositivo si compone degli stili genitoriali Propositivo”, “Autoritario” e “Maltrattante”, i quali contengono gradi crescenti di autoritarismo ed intrusività. Nello stile “Propositivoi genitori sono preoccupati (spesso in modo ansioso) rispetto alla performance (scolastica, sportiva, relazionale, intellettiva, affettiva ecc..) dei figli, sono costantemente impegnati nel fornire sollecitazioni e “proposte” ai figli rispetto a come organizzarsi, a come svolgere al meglio impegni sportivi, culturali, ricreativi ecc.., nel timore che essi possano “perdere” delle occasioni e non riuscire bene nella vita. In questo stile vengono forniti costantemente “aiuti” che hanno l’obiettivo di tamponare le difficoltà e le lentezze percepite nei figli. Non vi è da parte dei genitori una vera intenzione impositiva ed anzi l’obiettivo è il sostegno: l’intento infatti è positivo e la volontà è quella di “aiutare” il figlio a realizzare il percorso ritenuto migliore per lui. Rispetto alla psicologia dei genitori, si rileva che in questo stile vi è lo scopo di sedare dei timori (spesso irrealistici) circa il rischio che il figlio possa non combinare nulla di buono nella vita. L’aspetto negativo di questo stile è che a causa delle ansie genitoriali non viene lasciato ai figli un tempo adeguato per metabolizzare le stimolazioni che vengono fornite loro, rendendo in questo modo difficile per la prole elaborare pensieri autonomi e fare esperienze di tipo evolutivo. In altre parole, la troppa dedizione e la troppa preoccupazione dei genitori realizzano un clima emotivo di tipo “asfissiante” per i figli. Lo stile “Autoritarioè caratterizzato dalla presenza di regole stabilite arbitrariamente dai genitori, nei confronti delle quali i figli sono tenuti ad una stretta obbedienza senza che venga fornita loro una valida e sufficiente spiegazione circa le ragioni di certe regole o punizioni e senza lasciare spazi di contrattazione. Il clima emotivo in queste famiglie è tendenzialmente freddo e distaccato e vi sono scarsi livelli di comunicazione. Questo stile può sinteticamente essere ricondotto ad un’idea “autoritaria” di educazione dei figli, caratterizzata da distacco emotivo e dall’idea che i genitori abbiamo il diritto-dovere di comandare sui figli mentre questi ultimi devono ubbidire senza opporsi. Lo stile “maltrattanteè quello in cui la punitività e la squalifica raggiungono la loro intensità maggiore. Vi è frequentemente la presenza di atti aggressivi da parte del/dei genitori ed i figli sono gravemente turbati da ciò: vengono infatti minati l’integrità corporea e lo sviluppo affettivo, intellettivo e morale dei figli. I genitori che adottano questo stile sono violenti, fisicamente e/o verbalmente, reagiscono in modo spesso esagerato a quanto fatto volontariamente o involontariamente dai figli, vedono sempre il figlio in modo negativo, spesso come un soggetto incapace o “cattivo”, non riescono a mettersi nei suoi panni, non ne capiscono le difficoltà ma nemmeno i pregi. Le difficoltà dei figli, che in questo stile sono spesso evidenti per via dei maltrattamenti ricevuti, vengono intese come una cattiva volontà o peggio come atteggiamenti oppositivi agiti “apposta” dai figli per danneggiare i genitori.  

Il Cluster 2, quello “Autonomizzante, è caratterizzato dal fatto che i genitori non si curano realmente dei bisogni emotivi, psicologici e relazionali dei figli ed in alcuni casi nemmeno di quelli fisici. Il tratto caratteristico è il disinteresse verso i figli, realizzato con differenti gradi di intensità. Questo Cluster si compone degli stili “Autonomizzante, “Lassistae “Trascurante. I genitori che adottano uno stile “Autonomizzantedichiarano apertamente di aspettarsi che i figli imparino da soli ad affrontare le sfide della vita, nella convinzione che sia giusto che facciano le “loro esperienze”, ma in un contesto di autonomia quasi totale. Dietro a questa idea di apertura e responsabilizzazione, potenzialmente positiva, si nasconde però la tendenza alla passività e al disimpegno. La disponibilità ad attivarsi per i figli, in parte presente, è solo “a chiamata”, nel senso che deve essere sempre il figlio ad insistere, spesso ripetutamente, per avere l’attenzione e le cure del genitore. In questo stile manca un vero interesse “attivo” per i figli. Nello stile “Lassistain aggiunta a quanto già detto per lo stile autonomizzante vi è anche la mancanza di regole e di autorità. Le iniziative da parte dei genitori sono praticamente inesistenti, anche quando il figlio sollecita attivamente i genitori. Non vi è dunque risposta da parte dei genitori. In questo modo i figli non solo non hanno un aiuto nel prendere decisioni o nell’imparare a distinguere cosa sia giusto e cosa sbagliato, ma nemmeno vere regole con cui confrontarsi, risultando non solo soli, ma anche tante volte “allo sbando”. In questo stile rientrano a pieno titolo i genitori comunemente definiti “assenti”. Infine, nello stile “Trascurantel’atteggiamento dei genitori si trasforma in vera e propria trascuratezza ed abbandono. I genitori si sottraggono totalmente all’interazione con i figli, spesso non sono nemmeno presenti fisicamente nella loro vita. In questo stile la negligenza del genitore ricade oltre che sui bisogni psicologici dei figli, anche su quelli più concreti, come quelli fisici. In questi casi possono essere attivati i Servizi Sociali a protezione dell'infanzia. 

Il Cluster 3, quello “Collusivo-manipolatorio, è caratterizzato dal fatto che i genitori (più spesso uno dei due con il beneplacito dell’altro) tendono a manipolare attivamente i figli o a colludere con loro. La manipolazione e la collusione possono essere sia di tipo volontario che involontario. Questo Cluster si compone degli stili “Collusivoe “Manipolatorio. Nello stile “Collusivovi è la mancanza di confini psicologici fra i membri della famiglia, che va ben oltre un coinvolgimento ed una centratura “eccessivi” sui figli. I rapporti in queste famiglie sono definiti "invischiati", intendendo con ciò il fatto che vi è scarsa differenziazione psicologica tra le percezioni dei singoli membri, tra i loro sentimenti e comportamenti. Tutto ciò che riguarda le emozioni in famiglia è “mischiato” e spesso è difficile, per gli stessi familiari ma anche per soggetti esterni, capire “chi pensa cosa” e chi prende determinate decisioni. In questo stile i genitori non differenziano loro stessi dagli altri familiari, in particolare dal figlio, e possono ritenere che quest’ultimo sia una loro “estensione” psicologica. Spesso vi è la convinzione di conoscere ogni pensiero e ogni desiderio del figlio meglio di chiunque altro, anche del figlio stesso. Nello stile “Manipolatoriociò che prevale non è tanto la “confusione” tra sé e il figlio quanto piuttosto la volontà (spesso negata ed implicita) di manipolare la relazione con lui. I genitori (anche in questo caso uno in particolare) si impegnano per mantenere sotto il proprio controllo il comportamento e i pensieri del figlio facendogli credere di non essere in grado di affrontare il mondo da solo e di necessitare la perenne guida genitoriale. In alcuni casi le spinte all’indipendenza del figlio, che a volte si manifestano ad esempio quando l’adolescente fa incontri con altri ragazzi o realtà esterne che modificano la sua percezione dei legami familiari, vengono attivamente represse dal genitore utilizzando il senso di colpa o la minaccia di togliere l’amore. I genitori che adottano questo stile hanno spesso profonde insicurezze psicologiche che vengono “coperte” dalla passiva e costante presenza di un figlio ridotto a soggetto bisognoso, il quale viene manipolato e “trattenuto” in una posizione di dipendenza relazionale al fine di evitare che il fragile assetto psicologico dei genitori cada in pezzi. 

Il Cluster 4, quello “Ipercoinvolto, è caratterizzato dal fatto che i genitori sono molto, eccessivamente coinvolti sul piano emotivo nella relazione con i figli. Tutti o quasi i loro pensieri, tante volte anche nel dialogo di coppia, sono rivolti ai figli, ai loro comportamenti, alle loro reazioni, alla loro psicologia. Il livello di attivazione emotiva familiare è molto alto, i toni con i quali i genitori pensano al figlio e/o lo descrivono all’altro coniuge o a terzi sono spesso “drammatici”, molto carichi emotivamente. I racconti dei genitori rimandano all’idea di essere “sottomessi” al volere del figlio, il quale viene spesso descritto come un “despota”, un “vampiro emotivo”, mai soddisfatto, continuamente richiedente. La relazione con i figli (solitamente con uno in particolare, se sono presenti più figli) è vissuta in modo totalizzante dai genitori, i quali sentono che tutta la loro vita e i loro spazi personali vengono "fagocitati" dai figli, dalle loro (spesso solo presunte o comunque co-costruite) richieste, difficoltà, caratteristiche personologiche. In questo Cluster vi è pochissimo spazio, anche se se ne sente il desiderio, per pensieri “altri” rispetto alla preoccupazione per i figli. I genitori dichiarano di “non avere più una vita” in quanto le richieste dei figli e le preoccupazioni per loro non lasciano più nemmeno l’ombra di uno spazio vitale separato. In queste famiglie si crea praticamente sempre un circolo vizioso nel quale figli e genitori aumentano continuamente scontri e dipendenze reciproche, perdendo di vista le singole individualità ed eventuali possibili strategie di differenziazione. Questa situazione risulta estremamente resistente anche ai tentativi terapeutici di intervento, spesso richiesto dagli stessi genitori i quali però poi risultano in difficoltà nell’accettare e seguire proposte terapeutiche di evoluzione psicologica. Il Cluster “Ipercoinvolto” si divide in tre stili, quello “Perplesso, quello “Richiedentee quello “Rabbioso. Nello stile “Perplessoi genitori appaiono “inermi” di fronte ai comportamenti del figlio, prostrati dalla fatica, sentono non solo di non poter controllare il figlio ma anche di non saper comprendere come mai egli si comporti in un dato modo e cosa possa aver portato, in termini di cause, alla situazione attuale. Si dichiarano stanchi e disarmati. I livelli di ansia sono elevati ma è soprattutto lo spaesamento la caratteristica fondamentale di questo stile. Nello stile “Richiedente, i genitori sono molto ansiosi, preoccupati per lo stato psicologico dei figli e come reazione producono continue richieste a questi ultimi rispetto al fornire delle “spiegazioni” circa i loro comportamenti o disagi. Rispetto allo stile precedente questi genitori adottano una modalità più attiva con i figli, basata appunto sulla richiesta di “spiegazioni”. Il continuo chiedere ai figli le ragioni dei loro comportamenti risente di una profonda inadeguatezza dei genitori (alimentata in modo circolare dagli effettivi comportamenti dei figli) che si trasforma spesso in sensi di colpa immaginando di aver avuto delle mancanze personali gravi nel crescere i figli. Infine, nello stile “Rabbiosoil genitore mantiene una visione del figlio come indecifrabile, con la particolarità però che le reazioni ai comportamenti del figlio sono caratterizzate da rabbia e risentimento. Questi ultimi sono legati alla percezione di non riuscire a comprendere il figlio unitamente all’idea di subire il suo comportamento. Anche in questo stile non c’è reciprocità né comprensione tra figli e genitori, con la particolarità che l’ipercoinvolgimento emotivo del genitore sfocia in crisi di rabbia seguite spesso da sensi di colpa, pentimenti ed angosce per le sfuriate alle quali ci si è lasciati andare. 

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Riuscire a riconoscere alcuni segni, nella propria o in altre famiglie, di uno stile genitoriale disfunzionale è il primo fondamentale passo per chiedere (o offrire) il giusto aiuto per modificare una situazione relazionale che spesso produce sofferenze importanti in tutti i membri della famiglia e disadattamento nei figli.

Articolo scritto dal Dott. Schneider in collaborazione con la dott.ssa Vittoria Belardi, trainee dello studio del Dott. Schneider. 

 

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