Dott. Marco Schneider
Psicologo e Psicoterapeuta

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Orientamento Teorico

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L’orientamento teorico adottato dal Dott. Schneider è chiamato " Sistemico - Relazionale”.

Si tratta di un approccio psicologico nato negli anni ’50 negli Stati Uniti sulla scorta di importanti ricerche cliniche e sociologiche che hanno rivoluzionato le idee sino ad allora diffuse sul funzionamento delle dinamiche interpersonali, familiari e dei sistemi umani.

A partire da tali ricerche, che avevano come oggetto l’analisi della comunicazione umana ed il funzionamento dei “sistemi relazionali”, anche il comportamento dell’individuo ha iniziato ad essere spiegato in modo differente: esso infatti non veniva più pensato in ottica individuale come determinato dall’azione combinata dell’Inconscio e delle pulsioni (come spiegato dalla psicoanalisi “classica”) quanto piuttosto come la risultante delle interazioni del soggetto con il proprio ambiente e con il sistema di relazioni significative di cui egli è parte.

L’approccio Sistemico - Relazionale nello specifico pone l'attenzione sulle relazioni reali della persona, considerandole come una variabile fondamentale in grado di influenzare il benessere e le scelte dei singoli.

L’approccio Sistemico - Relazionale ha totalmente modificato il modo di considerare categorie cliniche quali il sintomo, la diagnosi e il trattamento, operandone una ridefinizione in termini relazionali: il sintomo viene infatti considerato oggi non più tanto come l’espressione di problematiche personali individuali quanto piuttosto come un atto comunicativo che il soggetto realizza per segnalare un problema più ampio che riguarda non solo se stesso ma l’intero suo nucleo familiare.

  “Nessun uomo è un’isola”, scriveva proprio in quegli anni Thomas Merton, riprendendo una celebre frase del poeta cinquecentesco John Donne  , e ciò pare un’efficace sintesi della maggiore rivoluzione operata dalla Psicologia dopo la teoria freudiana sulla sessualità e sul funzionamento inconscio, ovvero la scoperta e la precisa definizione dell’interdipendenza tra soggetto e ambiente per il tramite delle relazioni interpersonali.

Alla base dell'approccio Sistemico - Relazionale vi è la considerazione che le relazioni possono rappresentare, a seconda della loro qualità, flessibilità (o rigidità) e capacità di generare evoluzione e cambiamento, un limite oppure una risorsa per gli individui, e che gli individui cercano sempre, anche attraverso un comportamento a volte sintomatico e a costo di significative sofferenze, di recuperare una loro soggettività ed una progettualità personale proprio a partire dal mondo delle relazioni.

Tra i massimi esponenti della Psicologia Sistemico - Relazionale a livello internazionale vanno ricordati:

 Gregory Bateson (riconosciuto come uno dei fondatori della psicologia Sistemico - Relazionale), che elaborò il concetto di “soggetto contestuale” per indicare quanto nessuno di noi sia scollegato dagli altri e che ogni nostro pensiero, emozione o comportamento è determinato, creato ed espresso all’interno di un contesto composto da relazioni significative.

-  Salvador Minuchin, considerato il massimo esponente dell’approccio “strutturale” alla psicologia sistemica, ha sistematizzato in modo chiaro la necessità che nei sistemi umani, ed in special modo nelle famiglie, vengano rispettati e mantenuti i confini generazionali ed i vari livelli gerarchici in quanto la patologia, la sofferenza, le difficoltà ed i comportamenti disfunzionali sarebbero proprio l’esito di una problematica nell’ambito della “struttura” relazionale e gerarchica della famiglia. Secondo Minuchin, ad esempio, un figlio divenuto il “partner vicariante” della madre a causa dell’assenza del padre o di un forte conflitto tra i genitori, potrebbe ad un certo punto manifestare dei sintomi psicologici in quanto le richieste del mondo esterno o le spinte alla sua stessa crescita potrebbero metterlo in conflitto con il ruolo da lui esercitato di sostegno e “cura” di una madre sola e sofferente. Memorabili sono i lavori di Minuchin sulla “famiglia invischiata” e sulle famiglie “psicosomatiche” (dove cioè al proprio interno alcuni membri sviluppano patologie al confine tra lo psicologico ed il fisico).

 il Gruppo di Palo Alto, formato da Watzlawick, Beavin, Jackson, Haley ed altri. Questo gruppo di studiosi, che negli anni ’50 operava in California, a Palo Alto, appunto, ha prodotto ricerche molto importanti sulla comunicazione umana, sulle sue regole, i suoi significati manifesti e relazionali, le sue distorsioni (tra cui il famosissimo concetto di “Doppio Legame”). Il gruppo di Palo Alto è conosciuto a livello internazionale per aver dato un cruciale impulso allo sviluppo del “modello strategico”, cioè una specifica modalità di condurre la Psicoterapia volta ad individuare le migliori “strategie” psicologiche e comunicative che con un determinato paziente possono portare ad un cambiamento evolutivo e migliorativo nel suo modo di pensare, di vivere la propria vita e di pensare alle proprie sofferenze.

 gli psicologi Sistemico – Esperienziali come Carl Whitaker, le cui osservazioni sulle interazioni nelle famiglie con soggetti affetti da gravi patologie psichiatriche hanno permesso un nuovo inquadramento della diagnosi, dell’“eziologia” (cioè delle cause) che del trattamento di tali disturbi, da lui definito “dell’assurdo”. Molti centri psichiatrici, soprattutto negli Stati Uniti, a seguito anche delle idee di Whitaker hanno adottato una metodologia di lavoro di tipo prettamente familiare.

 

Per ciò che attiene al nostro paese, molti sono gli studiosi di grande importanza anche per la Psicologia Sistemico - Relazionale. Tra di essi è certamente importante ricordare:

 il “Modello di Milano”, attivo fino alla fine degli anni ’80, composto da Mara Selvini Palazzoli, Stefano Cirillo, Matteo Selvini, Giuliana Prata, AnnaMaria Sorrentino, Gianfranco Cecchin e Luigi Boscolo. Questo gruppo di studiosi e clinici ha lavorato molti anni sia con persone affette da disturbi alimentari e con le loro famiglie che con i giovani affetti da gravi disturbi mentali e le loro famiglie. Il “Modello di Milano” è certamente una delle realtà che negli ultimi decenni ha maggiormente influenzato la psicologia della famiglia a livello internazionale sia sul versante delle modalità di analisi e comprensione delle dinamiche familiari che sul piano terapeutico. Sono infatti state elaborate tecniche di intervento efficaci ed innovative che, sebbene oggi non più così utilizzate nella pratica clinica, per anni hanno non solo influenzato i terapeuti nella loro pratica clinica ma anche definito modalità specifiche di guardare a determinate psicopatologie. Alcuni concetti elaborati dal “Modello di Milano” sono ancora oggi un riferimento soprattutto per le situazioni cliniche maggiormente complesse.  

 Maurizio Andolfi, studioso di area romana, si è formato a Philadelphia e con Carl Whitaker. È  noto nella comunità scientifica nazionale ed internazionale per le sue teorizzazioni sulla terapia familiare con i bambini, sul tempo ed il “mito” nella terapia familiare e sulla tecnica del colloquio relazionale.

- Il Centro di Studi e ricerche sulla famiglia presso l’Università Cattolica di Milano, composto tra gli altri da Vittorio Cigoli ed Eugenia Scabini. Il Centro ha studiato soprattutto le fasi del ciclo vitale della famiglia, oltre ai fattori di protezione e di rischio insiti nei differenti tipi di famiglie. Questo Centro Univesitario è divenuto un punto di riferimento in Italia per quell’approccio psicologico noto come “interazionismo simbolico”, che pone l'accento sulla creazione dei significati nella vita e nelle azioni umane sottolineando la natura pluralistica della società, il relativismo culturale e sociale delle norme e delle regole etiche e sociali e la visione del sé come socialmente strutturato. Questo centro ha anche prodotto sul piano della valutazione psicologica importanti test in grado di comprendere la qualità delle relazioni di attaccamento tra genitori e figli e l’interiorizzazione delle appartenenze familiari.

 Valeria Ugazio, allieva diretta di Mara Selvini Palazzoli, è una clinica, ricercatrice e studiosa molto nota a livello internazionale per la teoria da lei elaborata detta delle “polarità semantiche”. La “teoria delle polarità” si pone in un’ottica teorica legata alla corrente detta “Costruzionismo sociale” (secondo cui la realtà è sempre socialmente costruita e le persone fanno esperienza della vita all’interno di relazioni, utilizzando solo significati condivisi con gli altri) e spiega i differenti “ruoli” (compreso quello di “paziente”) che una persona può assumere all’interno di una famiglia a partire dalla “posizione relazionale” che quella data persona assume dentro una conversazione con altri legata a temi critici. In questo senso una persona può essere “triste o depressa” solo nella misura in cui altri nella sua famiglia sono “felici e ben inseriti” in un rapporto relazionale, oppure qualcuno può essere “timoroso e debole” solo nella misura in cui qualcun altro nella sua famiglia è “indipendente e coraggioso”, e così via… E’ dunque proprio a partire dalla complementarietà (o dalla simmetria) delle differenti “posizioni relazionali” possibili per una determinata famiglia che si sviluppano sia i sintomi che anche le possibilità di miglioramento, guarigione, evoluzione. La teoria di Valeria Ugazio identifica in modo preciso le variabili relazionali che definiscono la “posizione” di ciascun soggetto all’interno di una specifica “conversazione”, portando così ad una ampia e dettagliata comprensione delle ragioni che spingono un soggetto ad “ammalarsi”, a guarire, ad assumere un certo tipo di comportamento piuttosto che un altro. A Valeria Ugazio si deve poi anche il concetto di “Organizzazione conversazionale del significato familiare” e nello specifico l’individuazione di quattro grandi organizzazioni del significato (quella della “libertà”, quella del “potere”, quella della “appartenenza” e quella della “bontà”), ognuna delle quali potenziale portatrice di uno specifico gruppo di sintomi e patologie: sotto questo aspetto l’idea di fondo è che ogni famiglia organizzi non solo le esperienze che fa ma anche il senso che da a dette esperienze e relazioni intorno ad alcuni contenuti che sono dominanti in quella famiglia e condivisi da tutti i suoi membri.

 

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